Introduzione
A 4 Km dall'abitato, sull'antico possedimento della Magione, costituiscono un raro esemplare di architettura rupestre realizzata lungo una parete di pietra arenaria rossa.
L'origine costituisce ancora un mistero. Da un recente esame dei materiali incrostanti l'interno della grotta pare che la loro origine debba risalire al 4°-5° millennio a.C.
In un recente studio è stato sostenuto, sulla base del rinvenimento sulla parete esterna della Tholos di due iscrizioni fenice, che gli ambienti del 1° piano siano stati realizzati dai fenici.
Le Grotte della Gurfa, si trovano nel territorio di
Alia nell'area sud-est di questo interessante centro agricolo della
provincia di Palermo. Per raggiungerle si percorre la S.S. n° 121
Palermo-Catanaia. Al Km. 189 si entra nell'abitacolo, si attraversa e
percorrendo la S.P. 53 si giunge alla collina, dove sul fianco sud-ovest, si
aprono sulla roccia a strapiombo, le finestre e porte di questo antichissimo
manufatto.
Non si tratta di grotte naturali, poi lavorate e adattate alla mano dell'uomo, ma di un monumento di architettura rupestre, cavato nell'arenaria rossastra che compone il nucleo della collina. La datazione di quest'opera monumentale, non è molto semplice per vari motivi, uno dei tanti il continuo uso, e la mancanza nell'area dell'intorno di reperti fittili che possono orientare nella datazione.
Da recenti studi , comunque si può assegnare il complesso, cavato sicuramente in due tempi, al periodo del rame, 5000 a.C., a quella cultura che ha lasciato nel bacino del Mediterraneo indelebili testimonianze, nelle tombe a corridoio, e a campana (tholoi); a quest'ultima tipologia appartengono parte delle grotte della Gurfa.
Il complesso si articola su due piani: al piano inferiore, due porte d'ingresso, la prima a sinistra immette in una vasta stanza di pianta trapezia, con il soffitto a due spioventi denominata per questo motivo "stanza a tenda"; la seconda, in un vasto ovale m. 12,85 x m. 13,30 circa, illuminato dall'alto da un oculo e da una finestra a sud-ovest. Questo maestoso ambiente, per dimensioni può paragonarsi al famoso "Tesoro di Atreo di Micene", ma per forma, e da numerosi particolari architettonici, può collegarsi al grande "Ipogeo di Hal Saflieni" a Malta.
Un corridoio ad andamento leggermente arcuato collega questi due grandi ambienti al piano inferiore. Il piano superiore si raggiunge dall'esterno attraverso un'angusta scaletta scavata nella parete rocciosa; essa immette in un piccolo ambiente, segnato nel grafico con la lettera "T". A destra e sinistra di questo piccolo vestibolo, si aprono i vani a pianta rettangolare che costituiscono le altre stanze del complesso monumentale.
La prima entrando a sinistra di m. 4,20 x 6,00 alta mediamente m. 3,60 è illuminata da una finestra aperta sulla parete sud-ovest; è la più semplice e presenta sul tetto verso gli spigoli a nord-est, una coppia di fori binati, dall'oscuro significato e uso, identici a quelli che si ritrovano nel citato "Ipogeo" maltese, chiamati dagli studiosi "rope holes" (fori da fune).
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